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13 dicembre 2007

DALAI LAMA: APPELLO ALL'ITALIA, AIUTATECI PER IL TIBET

  
DALAI LAMA: APPELLO ALL'ITALIA, AIUTATECI PER IL TIBET
di Luigi Ambrosino

Un "appello" all'Italia affinché aiuti il popolo tibetano nella sua difficile lotta per l'autonomia e la conservazione dei valori religiosi buddisti contro i tentativi di omologazione forzata da parte di Pechino. E' stato questo il senso del messaggio che il Dalai Lama - da stamattina in visita a Roma per partecipare all' VIII summit dei Premi Nobel per la Pace - ha affidato ai deputati e al primo inquilino di Montecitorio Fausto Bertinotti durante il suo discorso nella Sala della Lupa.

Bonario, ironico, sempre sorridente, il leader spirituale dei monaci buddisti ha trascorso la sua giornata romana partecipando prima in Campidoglio alla riunione dei nobel, poi incontrando la seconda e terza carica dello Stato, Franco Marini e Fausto Bertinotti. Come era stato annunciato nei giorni precedenti, nessun colloquio con il premier Romano Prodi e con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, decollati in mattinata per Lisbona dall'aeroporto militare di Ciampino una manciata di minuti prima dell'arrivo - nello stesso aeroporto - di Tenzin Gyatso. L'unico rappresentante del governo ad averlo incontrato, ma perché legato a lui da una lunga amicizia, è stato il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti.

 Nei suoi ultimi due viaggi negli Stati Uniti e in Germania, il Dalai Lama era stato ricevuto - sebbene a titolo privato - dal presidente Usa George W.Bush alla Casa Bianca e dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che di fronte alle critiche cinesi aveva chiarito senza giri di parole: "Nella mia veste di cancelliere federale, decido io chi ricevere e dove". In tutti i suoi interventi oggi a Roma - conditi da battute, applausi calorosi e da un invito costante alla "compassione" verso tutti gli uomini - Tenzin Gyatso ha ribadito che il Tibet non vuole "l'indipendenza, la secessione" dalla Cina, ma "autonomia" e rispetto del proprio patrimonio culturale e religioso. Insomma, i tibetani vogliono vedersi riconosciuti diritti di minoranza già sanciti dalla costituzione cinese, ma che Pechino rifiuta di considerare, negando persino l'esistenza di una questione tibetana. Per questo, si è appellato il Dalai Lama all'Italia, "abbiamo bisogno del vostro sostegno morale, pratico e concreto. E' importante per noi che dall'estero venga espressa preoccupazione" per la situazione in Tibet, perché "fino a quando i cinesi non si renderanno conto che non si può andare avanti in questa maniera, non si potrà trovare una soluzione".

Un appello al quale Bertinotti ha risposto manifestando tutta la "contrarietà " di Roma "a qualunque misura volta alla repressione di libertà religiose, civili e culturali", ma ribadendo sentimenti di "amicizia" verso la Repubblica popolare cinese. Mentre Marini ha salutato Gyatso "come uomo di pace e esempio nobile, cui la politica può attingere per farsi azione concreta per l'emancipazione della persona umana". Ma se la maggioranza sottolinea "la scelta di libertà" compiuta dal Parlamento nell'accogliere il leader della causa tibetana malgrado le forti pressioni cinesi, l'opposizione - per bocca dell'azzurro Sandro Bondi - accusa invece il governo di "profonda miopia politica" per aver rifiutato di incontrare ai massimi livelli il Dalai Lama. Con Stefania Craxi di Forza Italia che arriva a definire "vile" il comportamento di Prodi.

 E non è solo l'esecutivo ad essere preso di mira. Alleanza Nazionale si scaglia anche contro "il Bertinotti amico della Cina", che oggi "ha dimostrato di essere più un comunista che il presidente della Camera": "Con le sue parole di elogio e di amicizia verso la Repubblica popolare cinese, responsabile di vessazioni inaudite contro il popolo tibetano e contro gli stessi cinesi - sostengono a via della Scrofa -, Bertinotti è stato scortese ed inadeguato".

Più "capo di un centro sociale comunista" che presidente della Camera. Polemiche che Bruno Mellano - coordinatore dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet e deputato radicale della Rosa nel Pugno - definisce "sterili": "L'Intergruppo parlamentare per il Tibet - assicura Mellano - è grato ai presidenti Bertinotti e Marini per l'accoglienza che hanno deciso di riservare al leader nonviolento della causa tibetana Tenzin Gyatso". Di più, aggiunge, Bertinotti "ha il merito di aver per primo apprezzato l'importanza per le istituzioni democratiche di offrire un diritto di tribuna al Dalai Lama nonostante le pressioni cinesi".
Notizia ANSA




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